di Flavia Di Silvestro

È da poco trascorsa la "Giornata Mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne" celebrata ogni anno il 25 Novembre, ma sono ancora molte le piazze italiane le cui vetrine sono ricoperte di immagini di scarpe rosse: possono essere ballerine, stivali o persino sneakers, non ha alcuna importanza è sufficiente che siano rosse; rosse come quelle che indossò l'artista Elina Chauvet in occasione di un'installazione artistica pubblica in Texas nel luglio del 2012, per ricordare le centinaia di donne uccise nella città messicana di Juarez, diventate simbolo della lotta mondiale contro la violenza sulle donne.
Una battaglia, questa, la cui fine è ancora lontana, così sembra, alla luce dei recenti dati ʻsfornatiʼ dal Ministero dell'Interno che fotografano la situazione al 31 luglio di quest'anno. Infatti, è stato registrato un preoccupante aumento rispetto all'anno precedente, dato che diventa ancora più allarmante se consideriamo che il 2013 era già stato definito ʻanno neroʼ per le donne. Rilevati aumenti sia dei casi di violenza che di quelli di assassinio nonostante l'introduzione di nuove norme. Se gli omicidi in generale calano, quelli delle donne fanno eccezione, visto che sono 153 quelle uccise quest'anno (quattro in più rispetto al 2013). Vittime soprattutto mogli e fidanzate: 72 le donne uccise dai propri compagni dall'agosto 2013 al luglio del 2014 (27 in più rispetto ai 12 mesi precedenti). È sconcertante come ancora oggi, mentre la medicina fa passi da gigante nel debellare le malattie più terribili, la principale causa mondiale di morte per le donne di età compresa fra i 16 e i 60 anni sia la violenza in famiglia! Inutile cercare di sminuire il fenomeno con frasi del tipo:  «la violenza domestica non è poi così diffusa» o ancora: «nel mio quartiere gli episodi di violenza domestica sono rari», la violenza domestica è di fatto parecchio frequente a tutti i livelli sociali e spesso non riconosciuta come tale, anche perché i segni di questi soprusi possono essere facilmente camuffati con semplici e insospettabili scuse. Inoltre, tale forma di violenza viene spesso sottovalutata sulla base del proprio vissuto, per esempio: una donna che sin da piccola è stata abituata a rispettare il ruolo dei genitori ʻa suon di schiaffiʼ, è  maggiormente portata a giustificare il marito violento come se vedesse nelle percosse una sorta di manifestazione d'amore. Da questa concezione prende le mosse la neonata campagna di sensibilizzazione promossa  dal Dipartimento per le Pari Opportunità con il contributo della Commissione europea, intitolata #cosedauominiL'obiettivo dell'iniziativa è naturalmente quello di porre un freno alla violenza di genere, ma affronta la tematica in maniera del tutto innovativa, rivolgendosi per la prima volta al mondo maschile nella convinzione che un mutamento di mentalità sia necessario per arginare il fenomeno della violenza sulle donne. Sicuramente un'iniziativa positiva per rendere possibile, anche in un'epoca di provvedimenti lenti e spesso contraddittori, il cambiamento.